Il 16 Marzo non era un giorno come gli altri

374475_10200535490206948_178413423_nOggi 16 marzo ricordiamo Francesco Zizzi, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Domenico Ricci, Giulio Rivera, trucidati in via Fani a Roma dalle BR mentre scortavano il Presidente della DC Aldo Moro, sequestrato e ucciso dopo 55 giorni.

Il 16 Marzo non era un giorno come gli altri.
Alla Camera quella mattina era previsto un voto di fiducia al Governo al quale per la prima volta nella storia repubblicana il Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer avrebbe concorso direttamente alla maggioranza parlamentare che avrebbe sostenuto il nuovo esecutivo. Principale artefice di questa complessa e difficoltosa manovra politica era stato, come sappiamo tutti, proprio Aldo Moro. E forse tutta la storia dell’Italia quel giorno sarebbe potuta cambiare.

Per non dimenticare.

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Donne, state pensando di cambiare vita?!

Strano, tra le nazioni più a misura di donna l’Italia non si piazza bene, l’avreste mai detto?

Donne, se state pensando di cambiare vita il consiglio è quello di trasferirvi in Islanda. Secondo il World Economic Forum infatti sarebbe il miglior paese del mondo per qualità di vita della popolazione femminile.

Il dato emerge da uno studio che analizza il divario di opportunità tra uomini e donne in 135 paese pubblicato qualche settimana fa nel 2011 Global Gender Gap Report.

Il rapporto si focalizza su 4 aree:
1) le opportunità economiche: salari, percentuale di donne che lavorano, percentuale di donne che svolge lavori ad elevata specializzazione;
2) opportunità educative: possibilità di accesso ai più elevati livelli di istruzione;
3) livello di salute e aspettativa di vita: tasso di mortalità ed età media rispetto agli uomini;
4) oppotunità politiche: numero di donne in parlamento e in ruoli politici chiave negli ultimi 50 anni.

In questa interessante graduatoria ai primi tre posti troviamo, senza grandi sorprese, 3 paesi del nord Europa: Islanda, Norvegia e Finlandia. Gli USA, si collocano solo al 17° posto.

E l’Italia? Come premesso non è tra i primi e neanche a metà: si piazza a un misero 74° posto. A penalizzarci, dicono, è il livello dei salari, che per le donne è in media più basso rispetto a quello dei colleghi maschi, e la totale assenza del gentil sesso tra i top manager e tra le più alte cariche politiche del paese.

Quindi, donne, se state pensando di cambiare vita e non temete il freddo (al limite si fanno tutte le vacanze ai tropici!) fossi in voi ci farei un pensierino! 🙂

Perdonatemi se parlo di crisi!

Se c’è una cosa che mi infastidisce davvero tanto in questo periodo sono i telegiornali. I servizi inutili che parlano di aria fritta, sopratutto riguardo alla crisi.

Stasera ho sentito le ennesime uscite inutili e irritanti, così ora mi permetto di scrivere quello che penso relativamente alla crisi, cosa che fin’ora non mi sono mai permessa di fare. Un po’ perché si rischia di cadere nei soliti luoghi comuni (e infatti non mancheranno) e un po’ perché sono implicati talmente tanti fattori che sinceramente non credo di avere una visione davvero completa della situazione.

1. Prima sparata:

“il 57% degli italiani da un sondaggio ha dichiarato di essere disposto a fare dei sacrifici pur di risollevare il paese”

Dunque, caro il mio giornalista, è bello e rassicurante sapere che gli italiani ci tengono a questa povera Italia. Ma come si suol dire, il cane non muove la coda per niente! Finché non vedremo dei segni tangibili che rendano evidente la volontà di cambiare il sistema e risollevare i paese sarà dura che l’italiano medio sia ancora disposto a fare rinunce. Quale potrebbe essere un segnale? Tagli! No alle pensioni però.  Al numero di parlamentari, ai loro vergognosi stipendi, al numero spropositato di auto blu. Ai dipendenti pubblici raccomandati e assenteisti. Sono consapevole non è una soluzione e che è una valutazione semplicistica ma credo che sia indispensabile riconquistare la fiducia degli italiani e questa può essere una strada.

2. Seconda sparata:

“il rischio è che la voglia di social e di comunità dei giovani si trasformi in manifestazioni di violenza”

Allora, parliamone: le manifestazioni in piazza sono sempre esistite, da che mondo e mondo, in particolar modo nei periodo di crisi. Cosa c’entrano i social? Certo, chiaro che giocano un ruolo in quanto sono un modo rapido e semplice di veicolare le informazioni e i dettagli relativi alla manifestazione. Ma da qua a dire che la voglia di socializzare dei giovani si trasformi in violenza ne passa! Il genio che ha realizzato questo servizio forse, e sottolineo forse, non ha pensato che i famosi black bloc ci sono sempre stati e approfittano di questi eventi per fare quello che fanno, ovvero danni. Non voglio spendere delle parole a riguardo perché se ne è già parlato molto. Se fosse una festa, si chiamerebbero imbucati. I poveretti, in senso buono, che vanno a manifestare in piazza perché sono senza lavoro o per motivazioni varie di certo non vanno lì con l’intenzione di spaccare vetrine e bruciare macchine: hanno ben altri pensieri per la testa! Tipo, per esempio, come arrivare a fine mese.

Detto ciò, mi auguro di non avervi annoiato: perdonatemi se parlo di crisi anche io. E ci metto pure il punto esclamativo nel titolo. 🙂