Azzurri o marroni?

Una riflessione a voce alta più che un post vero e proprio. Un po’ per l’indole di #personacuriosa un po’ perché sto #simpatica alla gente (lo dicono loro!) sento, metabolizzo e rielaboro situazioni e vite dai colori più vari. Ed è inevitabile poi, almeno per me (cvd #personacuriosa), non mettersi nei panni dell’altro e chiedersi “cosa avrei fatto o cosa farei io al posto suo?”. La mia conclusione è spesso la stessa: io non starei ferma a guardare e/o aspettare e pochissime volte potrei girarmi dall’altra parte. Fatte salvo chiaramente alcune rare situazioni in cui è conveniente guardare in là, ma sono davvero poche.

E poi oggi alla radio andando a lavoro sento una riflessione sul fatto che ciò che rende terreno l’uomo è il fardello che porta ogni giorno, i pesi, le pressioni, le difficoltà che affronta quotidianamente. Una persona che non affronta le difficoltà, che aggira i problemi o scappa da questi è leggera e vola, viaggia distante dalla terra. Una persona terrena me la immagino marrone e una persona leggera invece azzurra: la memoria dell’asilo aiuta e rende l’idea. Preferiamo essere marroni o azzurri quindi? Reagire o lasciarsi scorrere la vita è una scelta nostra credo. Essere azzurri o marroni è una scelta. Io scelgo il marroncino ma non tinta unità, mi sento molto marroncina con qualche inserto speciale: la moda quale espressione dell’anima di un’artista (e non fatta solamente per il gusto del pubblico come molti pensano) aiuta molto in questo caso a rendere l’idea.

Un bauletto perché è spazioso e può contenere le mie scatole girate! #borsamiafatticapanna
Marroncino perché mi sento terrena e anche abbastanza pesante… #urgeunadieta
Decorata perché la mia vita non è di certo liscia, è fatta di imprevisti. #problemsolving
Con le cartine geografiche perché ci cascano a pennello: con una rotta sempre pronta e un orizzonte da scoprire. #personacuriosa

Dove volevo arrivare con tutto ciò? A parte essere finita a descrivermi con una borsa di Alviero Martini (ma perché poi mi sorprendo tanto?!) la morale della favola è che mi fa tristezza vedere queste persone azzurrine pastello che alzano le spalle dicendo “non ci posso fare niente”. E mi rompo un po’ le scatole a sentire lamentele lamentose da ggiovani che non muovono un dito per cambiare la loro situazione, di qualsiasi tipo sia, non mi riferisco nello specifico a un particolare ambito. Che ne pensate? Siete azzurri o marroni? Necessito di punti di vista diversi dal mio! 🙂

Annunci

«Io modella taglia 48 ho detto no alla pubblicità dimagrante»

Elisa D’Ospina, vicentina, ha rifiutato un ricco contratto. E ora volerà a New York per la sfilata mondiale delle taglie conformate

Alla modella taglia 48 Elisa D’Ospina, accanita sostenitrice di campagne anti anoressia e bulimia,  è stato proposto di pubblicizzare una delle tante pastiglie dimagranti in commercio. Sarei davvero curiosa di sapere il nome di questa società che ha pensato di prendere come testimonial una ragazza che da sempre è impegnata nel combattere i disturbi alimentari: la coerenza dove la mettiamo? L’obiettivo strategico di questa società quale sarebbe? Quale analisi è stata fatta per scegliere come testimonial qualcuno che rappresenta l’esatto opposto del modello che vorrebbero vendere, ovvero una persona che sta bene con il suo corpo taglia 48? Ciò sta a dimostrare quanto poco queste aziende produttrici di ‘miracoli’ considerino i bisogni e i desideri reali delle persone per lasciar spazio all’illusione di inseguire un corpo ideale che senza sacrifici e corrette abitudini alimentare è IMPOSSIBILE da raggiungere. Ecco di seguito l’articolo del Corriere del Veneto in versione integrale.  Le parole della modella vicentina centrano perfettamente l’obiettivo. E in bocca al lupo, cara Elisa, per la tua occasione a New York.

VICENZA – «Una pastiglia ti fa dimagrire di una taglia ». Era questo il testo che una ditta di prodotti per la cura del corpo aveva proposto a una modella «formosa », la vicentina Elisa D’Ospina. La ventisettenne, però, ha risposto con un secco «no». «Mi sono sempre impegnata – racconta – nel combattere i disturbi alimentari, non mi metto a propagandare prodotti dimagranti. Chi mi ha selezionata ha scelto male». L’indossatrice non ha invece rifiutato un invito di tutt’altro calibro: la partecipazione, prima italiana a farlo, alla «Full fashion figured week», una delle più quotate manifestazioni internazionali dedicate alle misure conformate che si terrà a New York a metà giugno. Lei, taglia 48 che da tempo denuncia il proliferare di siti e blog pro-anoressia e pro-bulimia, andrà negli Stati Uniti per portare anche questo messaggio. Che certo non può accostarsi a quello di un prodotto «perdi peso ». Qualche settimana fa è arrivata alla giovane vicentina, famosa per essere una delle dieci modelle «morbide » d’Italia, il canovaccio dello spot televisivo da imparare per poi partecipare al casting. «Secondo la scaletta avrei dovuto far vedere che quella pastiglia mi avrebbe fatto perdere una taglia — s p i e g a D’Ospina — provando dei pantaloni sia prima che dopo averla assunta». E così, a corredo della risposta negativa, ha scritto all’agenzia poche ma significative righe: «Vedo che scegliete accuratamente», allegando i documenti del ministero della Salute che nel 2009 l’ha nominata testimonial nazionale per la «Tre giorni della salute». «Mi arrivano richieste strane come questa – commenta la top model taglia 48 – ma non posso prima farmi portavoce dell’accettazione del proprio corpo e poi andare in tv a propagandare un prodotto dimagrante. Ci vuole coerenza in quel che si fa». Comportamento che fa rifiutare anche compensi economici interessanti. «Non avrei accettato nemmeno proposte più alte. Farei volentieri la testimonial di una buona pastasciutta, non delle pastiglie per perdere peso». Intanto, nell’attesa del volo per la «Grande Mela», insieme ad altre modelle del gruppo «Curvy can» («con le curve si può») e ad uno psicologo, D’Ospina va nelle scuole e racconta la sua storia. Quella di una ragazzina di 15 anni a cui è stato proposto di dimagrire molti chili per poter entrare nel mondo della moda. Altro «consiglio » rifiutato. Elfrida Ragazzo 05 maggio 2011

Leggi l’articolo sul corriere del veneto
Il blog di Elisa D’Ospina

Quest’estate vuoi essere sirena o balena?

Qualche tempo fa, sulla vetrina di una palestra, comparve un manifesto che rappresentava una ragazza spettacolare,accompagnata dalla scritta: ‘QUEST’ESTATE VUOI  ESSERE SIRENA O BALENA ?’.

Si dice che una donna, di cui non ci è pervenuta  la tipologia fisica, ha risposto alla domanda in questi termini : ‘Egregi  signori, le balene sono sempre circondate da amici (del…fini, foche, umani  curiosi), hanno una vita sessuale molto vivace ed allevano dei cuccioli che  allattano teneramente. Si divertono come pazze coi delfini, e si strafogano di  gamberetti. Nuotano tutto il giorno e scoprono posti fantastici come la  Patagonia, il mar di Barents o le barriere coralline della Polinesia. Cantano  benissimo e registrano talvolta dei CD. Sono impressionanti e sono amate, difese  ed ammirate da quasi tutti. Le sirene non esistono. Ma se esistessero  farebbero la fila dagli psicologi in preda ad un grave problema di sdoppiamento  della personalità (donna o pesce?). Non avrebbero vita sessuale perché  ucciderebbero tutti gli uomini che si avvicinano (e del resto come farebbero)?  Non potrebbero fare neanche bambini. Sarebbero graziose é vero, ma solitarie  e tristi. E del resto chi vorrebbe vicino una ragazza che puzza di pesce? Non  ci sono dubbi, io preferisco essere una balena. P.S. : In quest’epoca in cui  i media ci mettono in testa che solo le magre sono belle, io preferisco mangiare  un gelato coi miei bambini, cenare con un uomo che mi piace, bere un vino bianco  coi miei amici. Noi donne prendiamo peso perché accumuliamo tante di quella  conoscenza, che nella testa non ci sta più e si distribuisce in tutto il corpo.  Noi non siamo grasse, siamo enormemente colte. …ogni volta che vedo il mio  sedere in uno specchio penso: ‘Mio Dio, come sono intelligente!’

Sono davvero più leggeri i prodotti light?

Hai l’ossessione della linea: non sei veramente a dieta, ma controlli costantemente quello che c’è nel tuo piatto. Il frigo, il congelatore, gli scaffali sono pieni di prodotti light: dalla maionese al burro, alla coca cola, al cioccolato, alle caramelle: sei una « light-addict ». Infatti pensi che mangiando questo tipo di alimenti potrai mantenere il tuo peso forma e mangiare come più ti piace.

Ma cosa sono e a cosa servono? Fanno dimagrire veramente? Come sceglierli e consumarli correttamente?

Il consumo dei prodotti light, lanciati sul mercato negli anni ’80, è in continua crescita. Secondo le statistiche la vendita di prodotti light aumenta dell’8% all’anno, mentre per gli altri prodotti alimentari l’aumento è solo del 3%. Come mai tanto successo? Gli italiani hanno torto o ragione nell’acquistarli?

Esiste una normativa sui prodotti light.

Un prodotto light ha caratteristiche particolari legate alla sua natura, alla composizione o alle proprietà nutritive. L’alimento light è alleggerito in energia o altre sostanze nutritive rispetto al prodotto di base. Un prodotto light contiene di solito meno grassi o meno zuccheri rispetto al prodotto di riferimento.

L’evoluzione

All’inizio i prodotti light dovevano soddisfare le esigenze dei consumatori che desideravano acquistare alimenti meno calorici, pur avendo l’impressione di mangiare la stessa cosa.

Evidentemente gli industriali hanno approfittato dei bisogni dei consumatori per sviluppare un nuovo mercato ricco di prodotti.

Ormai i prodotti light si rivolgono a chi vuole perdere peso, a chi vuole conservare la linea e a chi vuole mangiare in modo sano.

Sono davvero più leggeri i prodotti “light”?

Salsicce, formaggio, yogurt, Coca Cola, margarina, succhi di frutta, birra e tante altre cose ancora – il tutto in versione “light” – dovrebbero essere di ausilio (questo afferma la pubblicità) a coloro che amano mangiare bene e tanto, ma che vogliono restare snelli o addirittura dimagrire.

Con l’espressione inglese “light” (“leggero”) possono essere contrassegnati, stando alle norme dell’Unione Europea, quegli alimenti che presentano un contenuto nutritivo ed energetico diminuito di almeno il 30% (meno calorie e joule).

 

Ma poiché i prodotti “light” sono di moda, taluni produttori cercano di pubblicizzare maggiormente i loro prodotti tradizionali aggiungendo la parola “light”, senza tuttavia ridurre il contenuto nutritivo o energetico. Definizioni, criticate in Germania perché ritenute ingannevoli, si sono avute ad es. per biscotti “leggeri e vaporosi” (risultati poi invece contenenti più calorie del prodotto normale), formaggio a fette “leggero” semigrasso (che si è visto invece contenere esattamente tanto grasso quanto il normale formaggio a fette), pane di segale “leggero e croccante” (soltanto il peso delle fette era ridotto).

Quando le espressioni “light” o “leggero” vengono combinate con altre parole, sembra si voglia addirittura far credere al consumatore che il contenuto calorico o nutritivo sia ridotto: ad es. “leggero e sano”, “leggero e digeribile”, “preparato in modo leggero” o anche “a basso contenuto di caffeina”, “a basso contenuto di anidride carbonica”.

 

La riduzione di calorie nei prodotti “light” può avvenire – a seconda del prodotto – mediante un:

 

ridotto contenuto di zucchero:

Lo zucchero viene sostituito da dolcificanti privi quasi completamente di valore calorico. Tali prodotti sono più poveri di calorie e non rovinano i denti. Taluni di questi prodotti vengono tuttavia classificati come dannosi per la salute:

  • Ciclamato (E952): esperimenti sugli animali hanno dimostrato che può essere cancerogeno, per questo è stato vietato negli Stati Uniti.
  • Saccarina (E954): anche in questo caso esprimenti effettuati sugli animali ne hanno dimostrato la cancerogenità, negli Stati Uniti è ammesso soltanto se riporta l’avvertenza di pericolosità.
  • Aspartame (E951): sospetto di effetti neurotossici come mal di testa, oscillazioni di umore

Sono state espresse ulteriori perplessità:

 

  • è possibile che vengano superati i valori limite fissati dalla legge per i dolcificanti, cosa che può avere effetti negativi soprattutto per i bambini, i malati, le donne incinte e gli anziani aumento del contenuto di additivi negli alimenti
  • le abitudini alimentari non vengono modificate e quindi non si ha una riduzione di peso duratura
  • il desiderio di dolci probabilmente non si placa
  • è possibile che ci si abitui al gusto dolce
  • si rischia un aumento della soglia gustativa per la sensazione di “dolce”
  • è possibile che si mangino porzioni più grandi giustificando la cosa con il ridotto contenuto calorico.

ridotto contenuto di grassi:

Per diminuire il contenuto di grassi si utilizzano:

 

  • miscugli a maggior contenuto di acqua anziché grasso, ad es. margarina semigrassa costituita per il 40-60% da grasso vegetale e per il 60-40% da acqua o
  • surrogati del grasso che hanno un gusto cremoso, simile al grasso, e che possono ridurre l’impiego di grasso nei seguenti alimenti: salse, condimenti, creme da spalmare, dessert a base di latte, quark, gelati, maionese, burro, margarina, crema al cioccolato, formaggio.

Surrogati del grasso:

 

  • Miscele proteiche (Simplesse, Nutri Fat PC, Trailblazer), ricavate dalle proteine del pollo o del siero del latte, sono ritenute sicure, vengono già utilizzate in alcuni Paesi dell’Unione Europea e non necessitano di particolari permessi dettati dal regolamento legislativo sugli alimenti.
  • Miscele di carboidrati (Maltrin, N-Oil, Paselli SA2, Nutri Fat C), ricavato dall’amido o dalla cellulosa, anche queste già disponibili sul mercato.

Surrogati artificiali del grasso:

 

Surrogati artificiali del grasso (Olestra, Prolestra, Tacta, DDM), sono sostanze sintetiche indigeste (poliestere del saccarosio) con acidi grassi che vengono espulsi immutati. Suscita preoccupazione il fatto che possano compromettere l’assunzione di vitamine solubili nel grasso (A e E) ed eventualmente di medicinali. Tali surrogati del grasso non si disperdono nell’ambiente.

 

Un ridotto contenuto di grasso viene valutato positivamente perché corrisponde ad un minore apporto di energia e di colesterolo e le persone che presentano disturbi del metabolismo possono trarne giovamento.

 

La sensazione di sazietà non dura tuttavia a lungo e così aumenta il rischio di divorare una razione doppia di prodotti “light, cosa che rende impossibile una durevole riduzione di peso. I prodotti “light” ottenuti con diluizioni a base di acqua contengono spesso più additivi del prodotto “normale” non modificato.

 

I surrogati sintetici del grasso sono combinazioni chimiche estranee ai processi chimici del nostro metabolismo e probabilmente creano problemi allo stesso metabolismo, provocando in alcuni individui problemi di intollerabilità. L’assunzione di sostanze nutritive (ad es. vitamine) e medicinali può risultare connessa con effetti imprevedibili.

 

Breve valutazione dei prodotti “light”:

  • Il consumo di prodotti “light” non garantisce una diminuzione di peso di lunga durata, perché non si giunge solitamente a migliorare le abitudini alimentari individuali.
  • I prodotti “light” inducono al consumo di porzioni più grandi: credendo di non assumere quasi energia (calorie/joule), si mangia e si beve di più e pertanto non si risparmiano affatto energie.
  • I prodotti “light” di norma subiscono forti processi di trasformazione: per ottenere un prodotto dal gusto accettabile e che duri nel tempo sono necessari molti additivi e molta energia. In questo modo vanno perdute importanti componenti come le vitamine, pregiati acidi grassi, aromi e sapori ecc.
  • Un errato comportamento alimentare può venir consolidato dal consumo di prodotti “light”:
  • Non tutti i prodotti riportanti la definizione “light” contengono veramente qualcosa di leggero: un formaggio “light” non scremato o una crema al cioccolato “light” sono sempre delle bombe di calorie.

Abusare dei prodotti light non è la soluzione giusta per dimagrire o conservare la linea.

Questi alimenti, il cui successo dipende da strategie marketing ben studiate, hanno effetti perversi:

  • Sono calorici. La scritta “senza zucchero” sulle confezioni di caramelle, bevande, chewing-gum… non significa che quei prodotti siano poco energetici. Infatti il fruttosio (zucchero naturale della frutta) e i polioli (sorbitolo, mannitolo…) usati come dolcificanti al posto dello zucchero classico forniscono tante calorie quante quest’ultimo (4 kcal/g) : 2,5 kcal/g per il fruttosio e 4 kcal/g per gli altri dolcidficanti. D’altronde, nella fabbricazione, per alleggerire certi prodotti si deve compensare aumentando la percentuale di grassi.
  • Non saziano. Gli alimenti alleggeriti in materia grassa non sono saporiti come gli altri. Risultato: o si è tentati di mangiarne di più o, frustrati, si mangia di più nel pasto successivo. D’altronde, consumare a volontà dei prodotti con edulcoranti porta l’organismo ad abituarsi al gusto zuccherato, il che spinge a mangiare ancora più dolci.

Quindi gli alimenti light sono una trappola per l’organismo: non fornendo le stesse sostanze nutritive degli alimenti classici, l’organismo non li riconosce e spinge a mangiarne di più.

Ad esempio quando mangiamo uno yogurt light non ci sentiamo soddisfatti e il corpo neanche. Risultato: raddoppiamo la dose!

 

Certi specialisti pensano addirittura che l’abuso di prodotti edulcoranti abitui l’organismo al sapore dolce.

Quindi dipende tutto da come si usano i prodotti light.

Nell’ambito di una dieta, i prodotti light possono essere d’aiuto, a condizione di saperli usare correttamente:

  • Studia la composizione nutrizionale. Se sei veramente in sovrappeso, le margarine e il burro light, i latticini con dolcificante, gli edulcoranti  (aspartame, saccarina), i biscotti light… sono utili, a condizione di non consumarne sistematicamente    e soprattutto di non approfittarne per raddoppiare le dosi.
  • Non dimenticare i prodotti ” normali “ ! Esistono molti prodotti non light poco energetici e saportiti. Gli yogurt o il latte possono essere consumati nella versione classica e non light: la differenza energetica è minima e sono molto più buoni. D’altronde, al posto di uno yogurt con 0% di grassi mangia uno yogurt bianco con un cucchiaino di marmellata o di miele… e impara ad apprezzare gli alimenti senza zucchero né edulcorante.

Come consumarli in maniera intelligente

Bisogna fare la distinzione tra alimenti light utili e inutili.

Ad esempio un prodotto goloso (cioccolato, biscotti) light non serve a niente: non soddisfa e crea frustrazione. E’ inutile pensare che possa dare il piacere ricercato.

I prodotti light sono efficaci solo quando la differenza di gusto – e quindi di valore energetico – è poco percepibile (sorbetti, patatine…) o quando una persona consuma eccessivamente un certo prodotto, come il latte ad esempio.

In ogni caso i prodotti light devono essere integrati in un’alimentazione equilibrata, senza aumentare le dosi rispetto al prodotto classico.

 

Sono pericolosi?

No, fino ad oggi non è stato accertato nessun rischio per la salute.

Più che dei prodotti light bisognerebbe preoccuparsi dei prodotti “arricchiti” (calcio, vitamine…) in quanto si rischia un sovradosaggio.

Per quanto riguarda la polemica sull’aspartame essa è stata smentita recentemente dalla Commissione Europea.

Come sceglierli?

Pensi che i prodotti light si limitino agli yogurt, ai biscotti o alle bevande? Sbagliato! Ormai tutto puo’ essere light, dal ketchup ai piatti preconfezionati…

 

Formaggi e salumi

Per migliorare la loro immagine anche i salumi e i formaggi, considerati disastrosi per la linea, si sono lanciati nel light.

Esistono salumi e formaggi in versione light, contenenti meno grassi rispetto a quelli classici. Più ricchi di acqua e privati di parte del grasso, spesso non presentano né la stessa consistenza né lo stesso sapore dei salumi e formaggi originali.

Il parere del nutrizionista: « Formaggi e salumi sono degli alimenti che danno piacere. E’ meglio consumarne meno e meno spesso, scegliendo quelli normali, in quanto dal punto di vista delle calorie o non c’è molta differenza e non ci sentirà frustrati dalla mancanza di sapore. »

 

Salse e condimenti

Abitualmente assai calorici, questi alimenti in versione light risultano molto utili in cucina. Basta togliere un po’ di grasso, aggiungere acqua e modificare leggeremente le ricette per ottenere della maionese, del burro o della panna da cucina light perfetti per cucinare più leggero.

Il parere dell’esperto: « A patto di non abbassare troppo il contenuto di grassi, molti di questi prodotti (salse, sughi, panna da cucina…) sono interessanti dal punto di vista dietetico e conservano gran parte del sapore. Attenzione solo a non raddoppiare le dosi: il burro light si spalma più facilmente del burro tradizionale… »

 

Crackers, patatine e salatini 

Crackers, patatine e salatini sono grassi per natura, ed è difficile farne delle versioni light. Per limitare i danni è meglio scegliere prodotti, light o meno, che contengano meno di 450 Kcal/100 g.

L’avis du nutritionniste : « Per quanto riguarda gli stuzzichini salati spesso il gesto è più importante del sapore. I prodotti light sono interessanti perché permettono di ridurre, anche se moderatamente, il contenuto calorico. » 

 

Piatti pronti

Freschi o surgelati, i piatti pronti light, con meno grassi e calorie, spesso costituiscono un piatto unico più o meno equilibrato, a seconda del contenuto di proteine, carboidrati e vitamine.

Il parere dello specialista: « Dato che costituiscono l’elemento più importante del pasto, questi piatti non devono essere troppo ridotti né come qualità né come quantità, per poter sentirsi sazi e non rischiare carenze. Io consiglio di preparare in casa dei piatti unici, con pasta, verdure, carne o pesce e poco condimento! »

 

Come scegliere i prodotti light dolci  

 

I latticini sono i pionieri dell’universo light, come il latte scremato, che esiste da anni nei supermercati.

Grazie agli edulcoranti l’industria agroalimentare propone ormai gelati, bevande biscotti, cioccolato… alleggeriti in grassi e zuccheri. Facciamo il punto della situazione.

 

Biscotti

La differenza tra biscotti tradizionali e biscotti detti light è poco significativa come calorie. Ma i prodotti light sono meno ricchi di lipidi e contengono più proteine, vitamine, fibre e sali minerali.…

Il parere del nutrizionista: « Per quanto riguarda i biscotti la differenza calorica tra quelli classici e quelli light è irrisoria: si va da 408-493 Kcal per i biscotti classici a 407-487 Kcal per i biscotti light. La differenza sta soprattutto nella composizione. Bisogna leggere bene le etichette! »

 

Cereali 

Proprio come per i biscotti, anche la differenza tra cereali classici e cereali per la linea è poco significativa. Quest’ultimi (spesso a base farina integrale o crusca) sono invece più ricchi di vitamine, fibre e sali minerali.

Il parere dello specialista: I fiocchi di cereali “light”, e i corn flakes classici sono preferibili a quelli ricoperti di zucchero, miele o cioccolato, troppo grassi e calorici. Meglio ancora: i cereali non elaborati, come i fiocchi di avena.

 

Latticini  

Questa categoria di prodotti è una vera giungla, in cui è praticamente impossibile orientarsi…Tra gli yogurt, il latte, le specialità a base di latte… è quasi impossibile dire in che cosa sia stato alleggerito ognuno di questi prodotti.

Si ritrovano prodotti “light” meno grassi ma molto zuccherati; altri, senza zuccheri (con edulcoranti) contengono molti lipidi…. L’ideale è: 0% di lipidi e 0% di zuccheri aggiunti.

Il parere del nutrizionista: « A condizione di controllarne bene la composizione e e il valore energetico, alcuni di questi prodotti, senza grassi e senza zuccheri, sono interessanti se si fa attenzione alla linea. »

 

Marmellate

Questi prodotti, spesso troppo zuccherati, ci guadagnano diventando light. Le marmellate contengono circa il 25% di zuccheri in meno rispetto a quelle classiche. Ma non significa che si possa abusarne!

Il parere dle nutrizionista: « Tra i dessert a base di frutta, le marmellate con meno zucchero o quelle senza zucchero, è difficile capirci qualcosa.

Comunque si puo’ dire che un prodotto che contiene meno di 15 g di glucidi/100 grammi è poco zuccherato. »

 

Dessert    

Per essere veramente interessante, un dessert light deve contenere meno lipîdi ma anche meno glucidi. Ad esempio il cioccolato light è spesso meno grasso ma molto zuccherato e quindi tanto calorico quanto il cioccolato classico. Bisogna aprire bene gli occhi!

Il parere del nutrizionista: « Anche in questo caso bisogna saper leggere bene le etichette per trovare dei dessert poco energetici e gustosi, utili se si è a dieta. »

 

Bevande

In cinquant’anni questa categoria di prodotti ha conosciuto una vera esplosione. La scoperta degli edulcoranti, la capacità di produrre aromi e gusti diversi hanno permesso di aumentare le varietà ed accrescere l’offerta di nuovi prodotti, aromatizzati o con meno zucchero.

Il parere del nutrizionista: « Evidentemente l’acqua naturale è insostituibile: disseta e ci aiuta a stare bene. Ma se ogni tanto di ha voglia di questo tipo di bevande è meglio sceglierne una preparata con edulcoranti e senza calorie. Naturalmente non bisogna berne troppo e troppo spesso, per non abituarsi al sapore dolce. »

Clicca qui per una

Guida ragionata ai prodotti light